top of page

La valle San Leonardo nel delta del Po

  • Daniele Bergantin
  • 28 ott 2022
  • Tempo di lettura: 11 min

Nel settore settentrionale del delta del Po, tra il Po di Levante e il Po di Maistra vi sono le valli salse, un esempio di paesaggio unico creato dal mare, dal fiume, dall’uomo.




San Leonardo


INQUADRAMENTO GEOGRAFICO AMBIENTALE

La Valle San Leonardo si raggiunge da nord arrivando prima a Porto Levante, da qui si segue la via delle Valli, un itinerario turistico proposto dalla città di Porto Viro. Il percorso di qualche chilometro si snoda lungo una strada stretta che segue il contorno della laguna e consente di godere dello stupendo panorama caratteristico con scorci davvero unici. L’orizzonte occidentale è contornato dalla tipica vegetazione di ginepri con qualche macchia di pino, canna palustre, salici. Terminato il primo tratto rettilineo, dopo poco lo sguardo si apre sulla valle Bagliona, dove può capitare di vedere in lontananza nell’acqua delle valli dei gruppi di fenicotteri rosa.

Considerato che l’argine della valle chiude la visibilità verso est, per osservare la spazio acquatico della laguna bisogna accostare in uno degli slarghi laterali della strada e salire sull’argine, da lì si può ammirare l’orizzonte azzurro e celeste che separa l’acqua dal cielo e odorare del profumo di salmastro.

Altra possibilità per arrivare alla valle è offerta da sud, da Porto Viro verso Cà Cappellino e poi la strada a lato dell’argine sinistro del Po di Maistra. In questo caso il tracciato stradale che scorre tra le valli è limitato a poco più di un chilometro.

Ci troviamo nell’unità territoriale dell’isola di Porto Viro, così inquadrata dal Consorzio di Bonifica Delta del Po, in quanto si tratta di un’area territoriale anfibia delimitata a nord dal Po di Levante, ad ovest dal Canalbianco-Po di Levante, a sud-ovest dal Po di Venezia, a sud-est dal Po di Maistra e ad est dal mare Adriatico.

La valle San Leonardo è delimitata a NE da un argine sul quale corre la strada della via delle Valli, mentre i restanti lati confinano con le valli Bagliona, Sacchetta, Cà Pisani e Scanarello.


CARTOGRAFIA STORICA

Nel XVI secolo, prima del Taglio di Porto Viro del 1604 il delta padano mostrava un notevole sviluppo dell’apparato deltizio nella parte settentrionale, con le varie ramificazioni che si dipartivano dall’asta principale del Po delle Fornaci. La ramificazione più settentrionale era rappresentata dal Po di Tramontana, la parte meridionale era costituita da un territorio anfibio compreso tra il Po di Levante a nord ed il Po di Scirocco a sud.

La creazione dell’attuale paesaggio a mosaico caratteristico delle valli da pesca è la conseguenza delle assegnazioni per vendita all’incanto delle varie aree anfibie ai patrizi veneziani nel 1612 e nel 1657. Il loro intervento porterà alla modifica dell’ambiente naturale da poco formatesi con le nuove alluvioni del Po, per adibirlo all’acquacoltura. Nella carta di Marchetti-Milanovich del 1786 la situazione ambientale di tutta l’area compresa tra lo scanno Cavallari e l’entroterra risultava occupata da “valli salse”, vi sono rappresentate le valli: Cà Giovanelli, Scanarello Cà Farsetti, Renier, Contarini, Zustignian, Bagliona.

Nella carta militare austriaca del 1814 compare per la prima volta la denominazione valle San Leonardo e valle Santa Margherita, che corrispondono rispettivamente a quelle in precedenza denominate valle di Cà Venier ora Contarini e Cà Giovanelli.

Nella tavoletta IGM del 1934 tra la foce del Po di Levante e quella del Po di Maistra si estende un lido senza aperture che viene denominato “spiaggia di Porto Levante e racchiude la laguna Vallona verso il mare. Più internamente la Vallona è delimitata da NW a SE dal promontorio sabbioso Santa Margherita. In questa carta tra la valle San Leonardo e la valle Scanarello vi era la Vallesina, successivamente incorporata nella San Leonardo.


L'ATTIVITA' NELLA VALLE

La valle da pesca San Leonardo si estende su una superficie di circa 400 ettari e si caratterizza per la diversificazione delle attività economiche sviluppate all’interno di questo spazio anfibio: acquacoltura, caccia in botte, agricoltura d’eccellenza.

Nel caso della valle San Leonardo abbiamo che l’acqua salata del mare entra in maniera naturale ma regolata da chiaviche, mentre l’apporto di acqua dolce avviene tramite derivazione dal Po di Maistra, ricorrendo a pompe idrauliche.

La pratica dell’acquacoltura è presente nel territorio deltizio sin dall’impero romano, come testimoniato nell’insediamento di Corte Cavanella di Loreo ed è stata la principale attività fino a qualche anno fa. Attualmente nella valle San Leonardo si allevano branzini, anguille e cefali con alimentazione totalmente naturale, senza apporto di mangimi. Nel passato si ricorda un record di 80 quintali di anguille pescate in una sola notte. Da qualche anno è attivato l’allevamento delle mazzancolle in un’area denominata il laghetto, che verranno introdotte nel mese di maggio ed hanno un periodo di crescita di tre mesi

La caccia per appostamento in valle è diventata una interessante entrata economica che integra e completa le possibilità offerte dall’ambiente e sostenute dalla tradizione radicata da secoli. Nell’ambito della valle vi sono 18 postazioni per la caccia in botte, che vengono affittate. Si tratta di un grosso tino di legno o a volte di calcestruzzo, circondato da erba e terra che risulta somigliante ad un isolotto.

L’agricoltura è stata introdotta di recente nelle strisce di terreno che dividono le aree acquatiche, diventando un elemento innovativo e caratteristico del paesaggio orizzontale. Negli appezzamenti di terreno più larghi posti tra un canale e la valle sono presenti piantagioni di castraùre, in italiano carciofo violetto di Sant'Erasmo, tipico dell’isola-orto veneziana di Sant'Erasmo da cui prende il nome. Questo prodotto coltivato in laguna è presidio Slow Food e prodotto agroalimentare tipico della Regione Veneto.

Nella valle San Leonardo si ritrovano tutti i luoghi caratteristici delle valli da pesca deltizie. L’abitazione del proprietario è il cason, con il caratteristico camino alla valligiana che si trova nel lato occidentale del fabbricato e che qui non è così visibile come in altri luoghi, in quanto nascosto dalla mole dell’edificio. Di forma rotondeggiante e totalmente ricoperto di legno è l’ambiente maggiormente accogliente, luogo di incontro e ritrovo per piacevoli scambi e saluti, tutti intorno al fuoco centrale. La casa padronale presenta uno sviluppo verticale fino al primo piano con l’aggiunta di una torretta quadrata chiamata “la specola” che mostra quattro finestre, una su ogni lato dalle quali si può ammirare il caratteristico paesaggio a mosaico delle valli salse deltizie. La famiglia Giol è molto affezionata a questo luogo che frequenta con cadenza settimanale, insieme ad amici e parenti. A testimonianza di questo attaccamento, il figlio Marco ha fatto erigere un piccolo obelisco a memoria del padre Alberto molto conosciuto come imprenditore a Venezia, dove abitano la moglie e i figli Marco e Giovanni. Amante della natura, l’ambiente in cui si trovava a proprio agio, appassionato di biologia marina, di caccia e pesca, negli ultimi anni si era defilato dalle vicende del gruppo leader in Italia nel settore della grande distribuzione per dedicarsi alla cura della valle da pesca San Leonardo, dove amava stare a contatto con la natura.

Nella parte orientale in adiacenza al fabbricato descritto si sviluppa la parte riservata al personale dipendente che vi risiede. Durante la Fraima – la stagione di pesca - intervengono anche gli avventizi, oltre al personale fisso della valle. Il termine deriva da infra hiemes ovvero sotto l’inverno, per tradizione inizia la prima domenica di ottobre dedicata alla Madonna del Rosario e termina a Natale, ma può proseguire anche fino alla Quaresima se il mercato lo richiede. L’operazione viene svolta “dando acqua alla valle” provocando ad arte una corrente di acqua dal mare. Dato che El pesse e i osei se i ciapa cò i vien, sta a significare che bisogna essere pronti all’intervento di cattura e che tutto si svolge all’improvviso. Motivo che porta gli avventizi a dormire vestiti sulle panche ai lati del grande camino centrale che rimane sempre acceso e si trova nel locale a loro destinato.

Non lontano dal cason si trovano il casonetto e la cavana. Il primo è il locale adibito al ricovero degli attrezzi necessari all’attività della valle, la seconda è il luogo per il ricovero, riparo e manutenzione delle caratteristiche barche a fondo piatto indispensabili per spostarsi nelle vie d’acqua della valle.

Altri idronimi peculiari della valle da pesca sono il colauro: canale artificiale in calcestruzzo in cui viene attirato il pesce dando acqua alla valle; il lavoriero: struttura metallica grigliata che serve per la cattura e la selezione del pesce; il barbolao: canale tra la chiavica e il lavoriero; i serragi: vasche per il novellame in attesa di essere immesso nella valle aperta.

Nelle parti in terra abbiamo una caratteristica presenza vegetale data da pini con il tronco piegato dalla bora e sostenuto ovunque da ceppi o pali in legno che conferiscono un paesaggio assai singolare.

San Leonardo

Giovanna Stefanelli Giol riporta che il nome della valle deriva dalla presenza della statuetta in legno di San Leonardo, che si trova custodita all’interno di un altarino di legno colorato di verde sostenuto da tre paline, piantate nel colauro proprio di fronte al lavoriero. Il piccolo santo monaco è un ricordo dell’antica chiesa di San Lunardo che si trovava nelle vicinanze dell’antico porto di Loreo in località Fornaci. La documentazione storica ci rimanda ad un testamento del 1348 e ad un atto notarile del 1382, in cui si riporta di un “pio spedale” divenuto poi un “benefizio” chiamato San Leonardo della Fornace. Anche negli atti della Curia vescovile di Chioggia si legge che alla mensa vescovile doveva una contribuzione “El prior de san Lunardo del porto de Loredo dicto da la Fornaxe”.

La ricerca dell’antico ospedale ci ha portato a consultare la mappa di Galesi di fine 1564, dove in località Fornaci si distinguono tre edifici, ma viene indicata la sola “Osteria delle Fornase”, lasciando ipotizzare che all’epoca il complesso reliogoso era già stato demolito, oppure destinato ad altro utilizzo.

Il giovane monaco tiene nella mano sinistra il Vangelo di cui è stato un grande propagatore e attorno all’avanbraccio sostiene una catena, che rimanda al privilegio concesso dal re dei Franchi Clodoveo di liberare i prigionieri che avesse incontrato e da lui ritenuti innocenti, diventando così il patrono dei carcerati. Manca invece la mano destra che appare troncata.

Leonardo nacque in Gallia nel 495 e morì nel 559. Divenne popolare in Italia con la discesa dei Normanni e si diffuse il culto all’epoca delle crociate.


MORFOLOGIA E IDRODINAMICA LAGUNARE

Il delta del Po presenta quattro lagune nella parte settentrionale: Marinetta, Vallona, Barbamarco, Burcio e due nella porzione meridionale: Basson e Bonelli. A sud dell’asta principale vi sono tre sacche: Canarin, Scardovari e Goro. Le lagune Marinetta e Vallona fanno parte dello stesso specchio d’acqua delimitato dalla foce di due corsi fluviali: a nord il Po di Levante a sud il Po di Maistra, mentre ad est verso il mare Adriatico troviamo la spiaggia di Porto Levante. Il primo bacino ricade nel territorio comunale di Rosolina e include il porto turistico di Albarella e comunica con la laguna di Caleri tramite il canale Pozzantini. La laguna Marinetta è legata al tratto terminale del Po di Levante che risulta delimitato da massicciata sia alla foce sia all’uscita in laguna presso Porto Levante. La Marinetta è direttamente collegata a SE con le acque della laguna Vallona che si allunga a sud ed è separata dalla penisola di Santa Margherita. Questa seconda laguna è un’area per la maggior parte privata che ricade nel comune di Porto Viro. Le due lagune comunicano con il mare attraverso le bocche poste all’estremità dello scanno Cavallari.

Prima di analizzare la morfologia e l’idrodinamica lagunare riportiamo quanto definito da noti studiosi: “Ogni laguna abbandonata naturalmente a sé, è un fenomeno effimero della morfologia litoranea ovvero una formazione costiera transitoria”. Senza l’intervento dell’uomo l’ambiente lagunare è destinato in tempi relativamente brevi a colmarsi e diventare terra emersa, per cui deve essere conservata artificialmente.

Le lagune sono spazi acquatici delimitati verso il mare da un lido, mentre per quelle deltizie il soggetto divisore è lo scanno (un lido di dimensioni ridotte), nel caso delle lagune Marinetta – Vallona si tratta dello scanno Cavallari. Nella laguna propriamente detta l’acqua è salmastra, una miscela di acqua dolce apportata da fiumi e scoli consorziali, che si mescola con l’acqua salata che entra due volte al giorno, in occasione dell’alta marea attraverso le bocche che si trovano sul lido. Le acque lagunari subiscono dunque un parziale ricambio mediante le maree, che propagano l’acqua salata attraverso i canali di marea o bocche lagunari. L’entrata di acqua marina durante l’alta marea è detta “flusso”, l’uscita di acqua salmastra durante la bassa marea è chiamata “riflusso”. In associazione a questo fenomeno abbiamo la montata e smontata del pesce: dal mese di febbraio fino alla primavera le chiaviche a mare vengono aperte per il pesce novello che viene attirato dal mare verso la laguna, dove la temperatura è più elevata e presenta una minore salinità = “montà”. All’avvicinarsi della stagione invernale avviene il movimento inverso, il richiamo del mare: dalla laguna al mare i pesci cercano un riparo nell’acqua più profonda utile anche per la riproduzione ed è il momento della trattenuta del pesce maturo = “smontà”.

La propagazione dell’acqua all’interno della laguna avviene secondo lo schema dei rami di un albero, via via che l’acqua avanza si ramifica e perde velocità, fino a disperdersi in sottili rivoli d’acqua chiamati ghebbi. Si usa distinguere laguna viva fin dove arriva l’azione delle maree e laguna morta le aree più interne dove il ricambio è minimo o nullo. La conformazione della laguna contribuisce alla diffusione dell’acqua deviando l’acqua dei canali con le barene, forme tabulari emerse tozze con perimetro di forma variabile. Rispetto al basso e piatto fondale vi sono anche le velme, un ambito paludoso che invece non emergono.

Nella seconda metà del 1900 le lagune deltizie hanno subito una profonda modificazione del regime idrodinamico a causa della subsidenza e del progressivo innalzamento del livello del mare. Le cause della subsidenza sono di ordine antropico e naturale: nel primo caso la responsabilità spetta alle estrazioni di acque metanifere effettuate dagli anni 1950 fino al 1961, con abbassamenti che hanno raggiunto i 20 centimetri/anno. La seconda causa è di ordine generale ed è dovuta all’innalzamento eustatico del livello di mari e oceani a causa del cambiamento climatico che porta al parziale scioglimento di ghiacci polari e ghiacciai montani. C’è inoltre anche una componente naturale della subsidenza, dovuta al costipamenti di sedimenti marini e fluviali depositati in tempi recenti.

La condizione attuale del territorio vallivo è di soggiacenza rispetto al livello del medio mare di circa 2 metri, tale da non consentire il naturale ricambio dell’acqua all’interno della laguna mediante il flusso e riflusso regolato dalle maree, ma permette la sola entrata dell’acqua salata.

Tutto ciò ha determinato la scomparsa delle barene ed una riduzione della fitta rete di canali che partivano dalle bocche a mare. La propagazione della marea dalle bocche verso le zone interne, in particolare ai margini più interni delle valli da pesca dove sono posizionate le chiaviche, risultava pertanto ostacolata. Il graduale e generale peggioramento della qualità delle acque e dei sedimenti, noto come fenomeno di eutrofizzazione della acque raggiunse il culmine alla fine degli anni 1980.

Con tale condizione la derivazione d’acqua avviene ancora per via naturale mediante chiaviche e sifoni ma lo scarico invece deve necessariamente avvenire mediante sollevamento meccanico attraverso impianti di pompaggio, che comporta oneri di spesa sull’azienda valliva.

Negli anni 1960 - 1970 lo scanno Cavallari si riduce sia nella sua estensione areale sia soprattutto nella parte meridionale, tanto da permettere la comunicazione diretta con il mare Adriatico senza la regolamentazione dovuta alle maree. L’area acquatica era così diventata prevalentemente salata e pertanto la porzione settentrionale prende il nome di sacca Cavallari, lasciando l’idronimo laguna La Vallona alla parte meridionale interna.

La chiusura artificiale dello scanno con una massicciata avvenuta nel corso degli anni 1980 e la costruzione della penisola detta “Promontorio di Santa Margherita”, hanno avuto come conseguenza una riduzione del ricambio lagunare.

Nel 1988 il Consorzio di Bonifica Delta Po Adige, tramite la Regione Veneto ha presentato il progetto relativo alla vivificazione e sistemazione idrogeologica della Vallona. La successiva realizzazione delle opere nel bacino lagunare si è realizzata tra il 1992 e 1998 ed ha compreso lo scavo di canali lagunari, la creazione di barene artificiali, l’adeguamento della linea dello scanno Cavallari e la possibilità di manovra di regolazione nei due manufatti Bocchetta e Penisola Santa Margherita. Nel giugno del 2014 è stato riaperto il collegamento diretto con il mare e ripristinando la circolazione ed il ricambio delle acque anche nella parte meridionale.



Panoramica della valle dalla finestra della specola




Dalla Carta Militare Austriaca del 1814



Bibliografia

ARPAV, “Monitoraggio ambientale delle lagune del delta del Po”, rapporto anno 2015, Regione del Veneto.

Atlante lagunare costiero del Delta del Po, Regione del Veneto, Ass. Cult. Nat. Sagittaria, Consorzio di Bonifica Delta del Po, 2015.

Bassan Piergiorgio, “ Il dominio veneto nel Bassopolesine vol. 1 e 2, editrice Il Gerione, Abano, 1974.

Bonifazi Aldo, “Il delta del Po”, Padova, 1992.

Stefanelli Giol Giovanna, “Le valli da pesca” tratto da “Il Delta del Po natura e civiltà”, Signum edizioni, Padova,1983.

Consorzio di Bonifica Delta Po Adige: “Bonifica 90” 1988, “Le lagune del Delta del Po” 1998, “Assetto territoriale, problematiche specifiche per la salvaguardia e la valorizzazione del Delta del Po” 2002.

Il Gazzettino di Venezia, dicembre 2013.

Segantin Lino, “In valle”, Ventaglio 90 n. 22, Ed. La Torre – Turismo e cultura, Rovigo, 2001.

Zunica Marcello, “La formazione dell’ambiente lagunare”, Ateneo veneto, anno X N.S., volume 10 n. 12, 1972.

 
 
 

Comments


bottom of page